Adaptive Adventures: sciare con una disabilità

Adaptive Adventures: sciare con una disabilità

Ryan Nell, che vive con una paralisi cerebrale e si muove con una carrozzina elettrica, ci racconta la sua esperienza con lo sci grazie ad Adaptive Adventures, un’organizzazione no-profit che permette alle persone con disabilità di sciare.

Mi chiamo Ryan e, sebbene la disabilità mi ha da sempre messo di fronte a parecchi ostacoli, ho da poco ottenuto il master in Scienze dell’Educazione, dopo essermi laureato in Studi sulla Comunicazione interpersonale. Ho una fantastica ragazza di nome Andrea e un bellissimo cane, Wally, che mi è di enorme aiuto. Noi tre insieme abbiamo costruito un ingegnoso sistema di supporto reciproco e adoriamo provare nuove esperienze!

Di recente Andrea ha iniziato a lavorare con Adaptive Adventure, organizzazione che ha sede in Colorado e il cui obiettivo è rendere possibili le attività all’aperto per le persone con disabilità fisiche, compresi i veterani delle forze armate. Ho avuto l’opportunità di partecipare ad una due giorni di sci alpino organizzata da loro a Portage (Wisconsin), nel complesso sciistico delle Cascade Mountain. Il prezzo totale (176€ circa) comprendeva due giorni di ski-pass, equipaggiamenti completi, lezioni personalizzate, pasti e una notte. In breve, un affare!

Ho usato quello che viene chiamato dual-ski. In pratica, l’assetto consiste in due sci e due gusci anatomici montati sugli sci, uno per il sedere e l’altro per i piedi. Quindi sei incastrato e legato per bene in questi gusci. Pensala così: come per chi scia in piedi gli scarponi devono essere fissati saldamente agli sci, allo stesso modo chi scia seduto deve essere incastrato nel guscio. E ho anche scoperto che più sei stretto nel dual-ski e più lo sci risponde, e quindi è maggiore il controllo che hai su di lui.

Skiing_RNell2Una volta che sono entrato e sono stato legato al guscio, è giunto il momento di raggiungere la cima della collina, il che presupponeva un giro in seggiovia. Se possibile, la parte più pericolosa e temibile dell’intero procedimento. Bisogna tenere a mente che prima di avvicinarmi alla salita ero stato incastrato nel guscio. Con tre volontari abbiamo pazientemente atteso all’ingresso della seggiovia, guardando passare i sedili che rapidamente catturavano gli sciatori entusiasti, sollevandoli per portarli in cima. Quando è stato il mio turno di essere “caricato” i volontari, perfettamente a tempo, hanno alzato guscio e sci di modo che il sedile si infilasse sotto al guscio su cui ero seduto.

Arrivati in cima alla pista non ho potuto fare a meno di notare come tutto, lì sopra, sembrasse così calmo al di là di ogni confusione. Pensando alla contrapposizione fra la serenità del momento e le emozioni che provavo lassù, ne risulta un miscuglio di emozioni che mai avevo provato prima e che continuerò a cercare. A quel punto, scesi dalla seggiovia, l’attesa era troppa.

A seconda del livello di mobilità e dalla capacità di movimento, ci sono diversi modi di sciare. Alcune persone utilizzano gli ‘stabilizzatori’, che non sono altro che delle stampelle che terminano in due piccoli sci. Lo sciatore ne impugna uno per mano e con quelli controlla velocità e direzione. Chi invece ha una mobilità minore, come me, non riuscendo ad usare gli stabilizzatori, ha bisogno di qualcuno che lo faccia al posto suo. Così, chi scia ‘in doppio’, avrà uno sciatore in piedi dietro di lui che lo aiuta a controllare la velocità.

Far girare lo sci richiede davvero poca forza. Per lo più, la direzione verso cui lo sciatore gira la testa sarà la direzione che prenderà lo sci. In questa maniera, più lo sciatore inclina il proprio corpo e più girerà lo sci. La persona che scia dietro aiuterà perciò lo sciatore a controllare la direzione solo se è necessario o se lui glielo chiede.

Skiing_RNell1Scendere anche fino ai 40 km/h è ben più divertente di quanto si creda. Ho provato un senso di libertà che mai avevo neanche immaginato. E oserei dire che difficilmente potrò trovarla altrove. Ci sono state un paio di discese in cui ho azzardato un po’ troppa velocità e ho fatto qualche ruzzolone, ma è così che si impara no? E ogni volta che risalivo per una nuova pista pensavo a come migliorare i movimenti successivi. Ho imparato molto da quel weekend e dalle mie sei ore di sci. Non vedo l’ora di avere un’altra occasione per migliorare e rivivere l’adrenalina della discesa!

Adaptive Adventures fa davvero un ottimo lavoro aiutando le persone con disabilità a provare significative esperienze all’aperto. Ma è anche più di questo: in quanto parte di un gruppo storicamente e ancor oggi discriminato, spesso le persone con disabilità si sforzano soltanto di vivere nella società americana, molto meno florida. Organizzazioni come questa dimostrano invece quali grandi diritti e possibilità abbiano i cittadini americani – l’autonomia e la libertà. Spero di avere molte altre opportunità di avere a che fare con quest’organizzazione e chi la rende meravigliosa. E in ciò scoprire parti di me e altre persone che migliorano le vite di chi è attorno a noi.

Ryan Nell Traduzione di Chiara Lucchini

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