Fai bei sogni

Fai bei sogni

DH Italia inaugura il primo di (speriamo) una lunga serie di articoli originali. Cominciamo con un testo di grande impatto emotivo, più che un semplice articolo, di Ilaria. Ilaria è una ragazza che oltre ad avere tante passioni – tra cui quella della scrittura – ha la SMA. Buona lettura.

#DHinspiring

Da bambina amavo sognare ad occhi aperti: immaginavo il mio futuro, plasmavo storie, inventavo dialoghi che non sarebbero mai avvenuti.

Ero felice di non avere vincoli e soprattutto, per me era impensabile che esistessero.

Immaginavo che un giorno mi sarei sposata in abito bianco, lungo, stile principessa ma non troppo sfarzoso, avrei raggiunto con la mia fedele 4 ruote il mio amato all’altare e, avremmo costruito insieme, mattone su mattone, una famiglia felice.

Avremmo avuto dei figli, di cui almeno uno rigorosamente adottato e, avremmo vissuto in una villa con un immenso giardino, prospiciente alla costa, non troppo vicina alla civiltà ma neanche troppo distante – quel quanto che basta per continuare ad avere rapporti sociali.

Sognavo di laurearmi in Medicina Veterinaria, lavorare come ricercatrice per conto del WWF, studiando le specie marine che popolano il Mediterraneo e, nel tempo libero regalare un sorriso ai bambini costretti in un letto d’ospedale.

Donare loro un pezzetto del mio tempo senza nulla in cambio, se non sorrisi.

Immaginavo di percorrere corsie di Reparti Pediatrici in compagnia di un fedele amico a 4 zampe, entrare in punta di piedi nelle vite di bambini a cui era stata tolta troppo presto la spensieratezza e, tentare di restituirgliela anche solo per pochi istanti.

Donare una parola di conforto a genitori terrorizzati e vedere stampato sul volto dei bambini un semplice, puro e sincero sorriso.

Non avevo sogni troppo ambiziosi…

Okay, lo ammetto, lo erano, ma se non altro avevano uno sprint di originalità. Se tutte le mie coetanee sognavano di diventare modelle o dottoresse, sposare un qualche attore, calciatore, o in ogni caso un tipo famoso, io al contrario volevo circondarmi di sorrisi e vivere la Natura.

Poi però, qualcosa deve essere successo, i cui meccanismi ad oggi non mi sono ancora del tutto chiari e, i miei sogni si sono fatti sempre più radi.

In verità, credo di sapere cosa sia accaduto ed anche la causa scatenante: ho preso consapevolezza del mio stato, della mia condizione trasformandomi da utopica realista a fedele realista.

Sì, sono stata sempre una persona consapevole dei propri limiti, anche solo il fatto di non aver mai sognato di poter un giorno camminare, la dice lunga sul mio carattere.

Un conto però è bramare, un altro è sognare… e i miei sogni sono sempre stati se non altro fedeli alla realtà!

Tuttavia, lo scontro facciale è avvenuto nel momento in cui la mia realtà ha incominciato a mutare e, non vi è stato un lento e graduale cambiamento, bensì un repentino sconvolgimento delle variabili su cui avevo posto le basi.

Ho dovuto ricalcolare ogni virgola un tempo attentamente posizionata, ristabilire equilibri oramai andati persi e, nel momento in cui credevo di avere tutto sotto controllo ecco che sbucava una nuova variabile e poi, un’altra e, un’altra ancora e ancora e ancora…a quel punto credo di aver perso il conto e, per una che non sopporta perdere il controllo della propria vita, è un dramma.

Sì, un vero e proprio dramma: iniziai a domandarmi quale peccato avessi fatto per meritarmi una simile vita, quale Dio – se mai esistesse – avesse potuto anche solo pensare di elargire sofferenza come caramelle, e soprattutto immaginare di mettere un punto definitivo a tutti i miei drammi.

Credo di aver raggiunto quel che si denomina “fondo”, per poter trovare quello slancio vitale, tale da farmi ritornare a galla.

Un fondo buio, che non nego certo di sfiorarlo di tanto in tanto; tuttavia memore delle passate esperienze, evito in tutti i modi di toccarlo, di raggiungerlo nuovamente.

E, non appena mi rendo conto di sprofondare, prendo un foglio bianco o il PC – a seconda del grado di declino – e inizio a scrivere, butto giù fiumi di parole, il più delle volte scollegate fra loro, per liberarmi, per poter finalmente definirmi libera.

Se potessi, prenderei a pugni un sacco da boxe, o scaricherei la mia rabbia facendo tiri a canestro e palleggi (mi ha sempre affascinato il basket), ma non potendo impugno la mia unica arma, una penna carica di munizioni nelle vesti di sentimenti repressi e lotto fino all’estremo delle mie forze, finché esausta posso affermare di sentirmi libera.

Credo di non essermi mai sentita realmente in gabbia, piuttosto tutti i cambi e le aggiunte di variabili, che a ripensarci mi fanno capire quanto sia stata cretina in passato, mi hanno insegnato se non altro ad apprezzare ciò che ho.

Perché disperarsi se perdi l’uso di un braccio, se non controlli quasi più il capo, se fai fatica a masticare e deglutire, se le gambe diventano sempre più un’inutile appendice del tuo corpo, se perdi peso a vista d’occhio, se senti il tuo corpo una pessima accozzaglia di ossa storte e niente muscoli, se per respirare fai sempre più fatica; quando puoi essere orgogliosa di possedere una mente lucida e una voglia di sperimentare, provare, scoprire, in poche parole vivere esperienze, vivere la vita così com’è.

Ecco, voglio vivere la mia vita: piangendo per le perdite che continueranno a caratterizzare la mia esistenza, ma ancor di più gioendo delle piccole – oserebbero alcuni definirle insignificanti – conquiste, che per me in verità sono “grandi vittorie”.

Vivo la vita senza pensare troppo al futuro…eh sia chiaro, non ho detto che non ci pensi affatto anzi, me lo costruisco giorno dopo giorno.

Forse sarà un tantino differente da quello che sognavo da bambina, ma non è assolutamente detto che si discosterà molto da esso o peggio, che non varrà la pena viverlo!

Ognuno di noi ha delle qualità che può donare agli altri, il difficile risiede proprio nell’imparare a volersi bene per ciò che si è: scoprendosi, apprezzandosi, imparando a sfruttare ogni dote nascosta che inaspettatamente si rivela proprio nei momenti di profonda crisi.

Basta un pizzico di fiducia e magari, quei bei sogni un giorno diverranno realtà.

Ilaria Mesaroli

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