Giocattoli con disabilità: perchè sono importanti

Giocattoli con disabilità: perchè sono importanti

Ricordi di aver mai avuto nella tua infanzia un giocattolo con disabilità? O ne hai mai visto uno?

Sarah Ismail ci dice di quanto una bambola disabile abbia aggiunto valore alla sua infanzia e del perché ce ne dovrebbero essere di più.

Ieri ho scoperto che uno dei miei giocattoli preferiti di quando ero una ragazza è ormai fuori produzione da due anni. Share a Smile Becky era un’amica di Barbie che usava una bellissima, luminosa sedia a rotelle rosa e viola.

Ma al tempo in cui lei si spingeva nelle vite delle ragazze degli anni ’90, io non ero proprio una bambina.

disabled-dollIo non ero mai stata come la classica Barbie di plastica, perfetta.

Certo, ne avevo alcune, quale bambina non ce l’ha?

Ma pensavo che in esse ci fosse qualcosa di sbagliato, perché avevano le ginocchia dritte.

Così, mentre Barbie Hollywood in tutto il suo sfarzo, il suo fascino e la sua genuina bellezza viveva nascosta in un cassetto, io sottoponevo il mio povero e sofferente orsacchiotto a ore intere di “fisioterapia”, perché lui almeno poteva piegare le zampe.

Pertanto quando sentii parlare di Share a Smile Becky la mia prima reazione fu: “Che idea meravigliosa!”.

Così uscii e la comprai e per un po’ di tempo lei ebbe un posto in prima linea fra tutti i miei giocattoli.

Passavo le ore ad assicurarmi che stesse comoda nella sua sedia a rotelle, perché sapevo meglio di molti di come ci si può sentire scomodi su una carrozzina!

Quindi, perché è stata messa fuori produzione? Per una ragione che qualsiasi persona disabile capirà istantaneamente: lei non poteva passare attraverso la porta della Casa dei sogni di Barbie!

La produzione della Mattel cercò di modificare Becky, ma cionostante, non riusciva ad attraversare la porta della Casa di Barbie.

Così invece di modificare il suo assetto o il suo ambiente, essi semplicemente smisero di produrla! E con lei, una grande parte del progresso per i bambini disabili, se ne è andato nel paradiso dei giocattoli.

Teddy-Jon-in-a-wheelchairCi sono stati altri giocattoli con disabilità. Nel 2008 sentii parlare di bambole con la Sindrome di Down. Ho pensato fosse un’idea grandiosa, per la stessa ragione per cui avevo amato Share a Smile Becky.

Di recente ho sentito parlare di un orsacchiotto, Teddy Jon, su una soffice sedia a rotelle, destinato ai bambini più piccoli, e ho anche trovato una collezione di bambole con varie disabilità vendute dalla DISABLED LIVING FOUNDATION.

Ma Shares a Smile Becky mi rappresentava alla perfezione. Lei era la mia migliore amica.

Mi rivolgo a voi, genitori, insegnanti e produttori di giocattoli, se desiderate insegnare ad un bambino disabile che egli è bello e giusto così com’è, non avrete fortuna se li porterete in negozi di giocattoli pieni di bambole o giochi con capelli biondi e occhi azzurri, esempi di perfezione plastificata.

Dategli invece un gioco in cui possano rivedere sé stessi. Lasciate che imparino che Barbie ha un’amica che è proprio uguale a loro, a noi.

Se desiderate insegnare a bambini che non hanno esperienza con la disabilità cosa essa sia, fin dalla tenera età, lasciate che lo imparino anche vedendo giocattoli con disabilità.

Lasciate che dicano: “Se Barbie può avere un’amica sulla sedia a rotelle, la posso avere anch’io”.

Questo nella speranza che quando incontreranno una persona reale sulla sedia a rotelle, o una persona con la Sindrome di Down, o con qualsiasi altro problema, essi possano ricordare i giocattoli e desiderare quindi essere loro amici.

Ma mettendo fuori produzione Becky la Mattel ha tolto questa possibilità ai bambini di tutto il mondo.

Io spero che creeranno un’altra amica di Barbie sulla sedia a rotelle, e che questa volta sia capace di passare attraverso la porta della Casa dei Sogni.

Di Sarah Ismail, traduzione di Fabia Pasqua

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