La verità sull’essere disabili… o come ci si sente ad essere un outsider

La verità sull’essere disabili… o come ci si sente ad essere un outsider

Il seguente articolo è un estratto del libro di George Baker “The Adversity Edge: Ovvero Come Ottenere La Vita Dei Tuoi Sogni Trasformando La Merda In Zucchero..” .

Sai come ci si sente ad essere un outsider?

Forse ti sei sempre sentito un po’ diverso, come se non ti sentissi abbastanza a tuo agio anche se tutti agiscono come fai tu.

Non sempre ti senti inferiore, perlopiù solo fuori posto.

Talvolta senti una fitta nel petto, come una piccola ma tagliente pugnalata.

Sai capire immediatamente di che si tratta…

E’ lì a ricordarti che non sarai mai lo uguale, non sarai mai sullo stesso livello, non avrai mai le stesse opportunità, gli stessi privilegi, le esperienze, i riti di passaggio che ciascun altro dà per scontati.

Ti preoccupi che sarai sempre “quel ragazzo/a” che si contraddistingue per “questo” ( la disabilità), non importa cosa tu o chiunque altro altro faccia.

Gli unici che ti conoscono per ciò che sei, i tuoi veri amici, spesso cercano di aiutarti, per dissipare la tua categorizzazione … ma non sempre funziona …

…E’ inevitabile. Ti sentirai sempre così, anche se non sempre riuscirai a vederlo negli occhi di chi ti guarda, tu sai che per la maggior parte delle volte è così.

Come quando eri al parco giochi e non sentivi di essere realmente lì, ma in una bolla tutta tua.

Gli altri giocavano, correvano e si divertivano, mentre tu eri semplicemente lì, fuori posto.

Non eri necessariamente bollato o trattato in maniera diversa, ma era così, tu lo sentivi; eri “l’elefante nella stanza”

(“Elephant in the room” è un’espressione inglese che indica qualcosa, o in questo caso qualcuno, che è impossibile da ignorare, ma che le persone fingono di non vedere. n.d.r.).

Se eri fortunato potevi avere qualche amico che ti faceva sentire normale per un po’, ma la differenza c’era rimaneva; anche se loro giuravano di non riuscire a vederla.

Come a scuola o al college, in cui dovevi avere necessariamente qualcuno che ti aiutasse durante le lezioni.

Non potevi mai sentirti abbastanza a tuo agio con un assistente di mezza età al tuo fianco; non era possibile per te trastullarti, bere o fumare perché ora avevi un addetto incaricato di mantenerti nel tuo “regno”.

Come quando vai a fare shopping e la gente ti fissa. E la cosa buffa è che dal momento in cui ti sei abituato a questa cosa, dà molto più fastidio ai tuoi amici che a te.

Loro non lo sopportano e si girano o fanno commenti del tipo: “Perché la gente è così maleducata? Non sei mica un animale del circo!”

Tu avresti voglia di rispondere “Veramente lo sono”, ma ciò non sarebbe d’aiuto.

D’altra parte tu desideri solo fare shopping.

Come quando hai avuto la tua prima cotta. Non avevi mai notato gli altri fino a quel momento.

Non sto parlando della tua cotta, ma dei tuoi sentimenti di schiacciante inferiorità: “Perché qualcuno come loro dovrebbe desiderare qualcuno come me? Tu sei qualcuno da compiangere, ma le persone non frequentano “elefanti nella stanza” … no?”

Dannazione questo è terribile … Le cose erano più semplici quando dovevi preoccuparti solo di uscire e giocare, ora devi competere per una stronzata e sembrare figo facendolo, mentre sei occupato con ciò che avverti come un insormontabile svantaggio.

Talvolta, quando sei solo, desidereresti essere qualcun altro, qualcuno che non deve lottare ogni giorno con questo schifo.

E ti chiedi “Io non ho scelto questo, perché proprio a me?” E’ così che di solito inizia.

Qualcosa ti ha irritato. Qualcosa che qualcuno ha detto al parco giochi, o al caffè o al lavoro, ovunque, e ha cominciato a roderti dentro.

L’irritazione si è velocemente trasformata in rabbia, quindi disperazione.

Non puoi farci niente, perché manifestare pubblicamente la rabbia ti renderebbe dallo sguardo amaro e stravolto, così ti tieni tutto dentro, perché parlarne agli altri ti renderebbe debole, e visto come qualcuno da compatire.

Questo è il tuo destino. Non c’è niente che tu possa fare a riguardo, tanto vale rassegnarsi e andare avanti.

The-adversity-edge-FrontTi preoccupi che non saprai mai cosa si prova ad entrare in una stanza in cui tutti ti fissano sbalorditi.

Nella realtà ti limiti a fare una risatina amara, perché tu sai benissimo come ci si sente ad essere fissati, ma per le ragioni sbagliate.

Ti preoccupi che non potrai mai goderti la tua privacy, perché hai sempre bisogno di aiuto, potresti anche aver bisogno di aiuto 24 ore su 24, e 7 giorni su 7.

Ti preoccupi che non sarai capace di arrivare ovunque nella vita senza che prima vengano messe in atto opportune modifiche.

Tu non hai chiesto niente di tutto ciò; tutto quello che vuoi è una parità di condizioni.

Perché la gente agisce come se fossi tu a fissare le regole a tuo favore, OPPURE ironicamente fissa le regole per te perché tu sei “speciale”?

E non è colpa tua, tu non hai scelto ciò, ma è proprio così. Questa è la tua vita.

Ma sai una cosa?

Tu non sei solo.

E immagina.

C’è ancora speranza per te.

Vedi, io non ho sempre avuto le libertà di cui godo adesso; la mia vita era molto più limitata.

Avrei potuto facilmente passare tutta la mia vita a sentirmi così.

Ma fortunatamente sono stato cresciuto in un modo che mi ha insegnato che ero qualcosa di più di un disabile e c’erano lati positivi pure in questa cosa.

Tuttavia a volte mi sento ancora un outsider in cerca di qualcosa.

Originariamente stavo scrivendo questo libro per le persone con disabilità.

Ero stufo per la mancanza di consigli pratici per chi ha una disabilità o si trova in altre tristi circostanze.

Naturalmente mi è venuto in mente che il contenuto si applica a tutti.

Non c’è niente di speciale nell’essere disabili, è solo una parola.

Questo libro è stato progettato per un semplice scopo: aiutarti ad affrontare le avversità della vita e trasformarle a tuo vantaggio.

Se stai cercando qualcuno che ti dia delle pacche sulla testa e ti dica che andrà tutto bene, sarai profondamente deluso; non troverai nient’altro che consigli pratici per affrontare la vita reale.

Ti potrà sorprendere il fatto che io non mi considero un maestro, in quanto anch’io, come te, sto ancora imparando.

Ciò che desidero condividere con te sono un po’ di strumenti e strategie che funzionano veramente bene.

Usando questi strumenti e strategie nella mia vita sono riuscito a:

– Vivere indipendentemente da amici e familiari, pur essendo disabile e capace di fare molto poco per me stesso;

– Lavorare e guadagnare un minimo reddito per essere autosufficiente;

– Gestire la mia squadra personale di 12 assistenti personali assunti privatamente che provvedono a tutte le mie cure, usando finanziamenti assicurati dal governo;

– Avere un’attiva vita sociale;

– Andare in vacanza dovunque e ogni qualvolta lo desidero.

Vi prego di capire che non dico questo per impressionarvi, ma per imprimervi nella mente ciò che faccio, per avere un’idea di ciò di cui parlo.

In verità, c’è gente che ha ottenuto molto più di me dalla vita, e che ha lavorato ben più duramente per raggiungere i suoi obiettivi. E’ giunto quindi per me il tempo di crescere e giocare al livello di cui sono capace.

Questo libro è il mio umile tentativo di renderti facili le cose, e spero che ti aiuti.

Di George Baker, traduzione di Fabia Pasqua

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