Autoerotismo: è un bisogno di tutt*

Autoerotismo: è un bisogno di tutt*

Il gruppo Jump LGBTI, è il primo gruppo in Italia di persone con disabilità che si occupa di sensibilizzare sulle tematiche relative all’identità LGBTI di chi ha una disabilità. Con tanto orgoglio quindi, ecco il primo articolo della loro collaborazione con noi di Disability Horizons. 

«Eva non è in grado di usare le proprie mani per raggiungere i suoi genitali o per manipolare il vibratore che utilizza per raggiungere l’orgasmo. Perciò lo fa Michelle di Handisex.»

Già, a costo di deludere alcuni di voi, dobbiamo dirlo: lo slogan #passeraaccessibile – volutamente provocatorio – non ha niente a che fare con la richiesta di trovare partner femminili a chi purtroppo non ne ha. Vogliamo invece poter aiutare le donne (anche gli uomini, in realtà, ma in occasione dell’8 marzo abbiamo scelto di declinare lo slogan al femminile) a godere pienamente del proprio stesso corpo.

L’autoerotismo infatti è un bisogno di tutti, e autodeterminarsi significa anche poterlo praticare nonostante la disabilità impedisca di farlo da soli.

È il caso di Eva, che ha trent’anni, la distrofia muscolare e un limite simile a quello di molte altre persone con grave disabilità: non può masturbarsi da sola. A differenza di altri, però, ha una fortuna: vive in Danimarca.

È fortunata perché – come raccontano Don Kulick e Jens Rydström nel saggio Loneliness and its opposite: Sex, Disability, and the Ethics of Engagement – Eva può usufruire di “Handisex”. Si tratta di un servizio gestito da un uomo e una donna di Copenaghen che hanno studiato sessuologia insieme.
«I due (anche grazie alle conversazioni con Eva) hanno compreso che le persone con disabilità avevano opzioni limitate, in fatto di sesso.
Per una cifra tra i 60 e i 140 dollari all’ora, a seconda del tipo e della frequenza del servizio, una persona con disabilità può assumere la venticinquenne Michelle oppure il quarantatreenne Agserbo perché vadano a casa sua e diano suggerimenti su cose come la scelta di un sex toy o su come trovare un partner. Michelle e Agserbo forniscono anche assistenza con la masturbazione, e questo è il tipo di aiuto di cui usufruisce Eva, circa una volta ogni due settimane.»
Per la precisione, Michelle si occupa di posizionare il vibratore nella posizione desiderata da Eva, ne seleziona la velocità e poi esce dalla stanza, per rispettare la privacy di Eva. Quando tutto è finito, Michelle rientra, lava il vibratore e lo mette via.

Un’assistenza pratica, molto semplice se vogliamo, forse ai confini tra la cosiddetta “assistenza sessuale” e la “sexual facilitation” (una definizione con cui si indicano tutte le pratiche che, pur non comprendendo il diretto coinvolgimento del corpo dell’operatore, di fatto facilitano “l’accesso al sesso”: posizionare un vibratore, accompagnare la persona disabile da un* sex worker, oppure spogliarla e sistemarla sul letto in vista del rapporto con un partner, e così via).

Un’assistenza non tanto diversa – e forse non più intima – da quella che ricevono quotidianamente tante persone con grave disabilità, ogni volta che vengono spogliate, lavate, spostate, toccate. Assistenti personali, OSS, badanti e compagnia non si fanno tanti problemi a cambiare pannoloni o inserire cateteri: questa “invasione dell’intimità” viene ritenuta assolutamente legittima, anche perché del tutto indispensabile.
Sarebbe allora così diverso aiutare una persona con disabilità a indossare un condom o a utilizzare un sex toy?
Non è forse un aiuto pratico altrettanto indispensabile?

Eppure a noi sembra che non solo l’assistenza sessuale, ma anche queste semplici pratiche di “facilitazione” siano ben lungi dall’essere applicate nel nostro paese. Metterebbero in difficoltà la maggior parte degli assistenti, incastrati tra taboo morali e timori di problemi legali. È così che l’assistenza, anziché essere strumento di libertà, diventa l’ennesimo filtro pronto a limitare l’autodeterminazione delle persone con disabilità.

Anche per questo motivo il gruppo Jump aderisce allo sciopero globale delle donne dell’8 marzo: per affermare che sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi.

Volete saperne di più sul gruppo Jump? Seguite la loro pagina Facebook o mandate una mail a jump@cassero.it

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Hai visto un articolo particolarmente interessante, ma non è tradotto? Oppure ti piacerebbe collaborare con noi? O per qualsiasi altra cosa, contattami a elena@disabilityhorizons.com e cercherò di farlo al più presto.

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