Un ragazzo in carrozzina può fare l’arbitro di calcio?

Un ragazzo in carrozzina può fare l’arbitro di calcio?

Mentre gli Euro 2016 volgono al termine, parliamo all’arbitro di calcio e utilizzatore di sedia a rotelle Nathan Mattick. Scopriamo come si è avvicinato al calcio, come la sua disabilità influisce su di lui e la reazione che ha suscitato nei calciatori e nelle folle.

Quando hai scoperto l’arbitraggio del calcio e che cosa o chi ti ha avvicinato ad esso?

Ho sempre amato il calcio e volevo essere un arbitro già all’età di 8 anni. Mio padre ed io stavamo guardando una partita in TV quando ho notato il ruolo di arbitro per la prima volta. Ho detto a mio padre: “Perché non posso farlo io un giorno?” Da allora il mio sogno è stato quello di diventare un arbitro.

Durante la scuola secondaria non ho potuto essere molto coinvolto nello sport, ma al National Star College, dove ho studiato sport fino a raggiungere la qualifica per il Livello 3 del BTEC, ho potuto partecipare a numerose attività. Il programma è fantastico e la mia disabilità non era per niente un ostacolo.

Quando ho detto che volevo essere un arbitro allo staff sportivo del National Star, loro non hanno esitato a dire che avrei potuto iniziare e vedere come sarebbe andata. Successivamente mi hanno messo in contatto con la Gloucestershire Football Association, dove ora lavoro, e nel 2014 sono diventato il primo arbitro della Federcalcio in Gran Bretagna che utilizza una sedia a rotelle.

Da bambino eri più incuriosito dagli arbitri di calcio che dal calcio?

Mi sono innamorato del calcio in un’età molto giovane e mi ha sempre incuriosito l’arbitraggio. Non ho mai voluto giocare a calcio in sedia a rotelle – ho sempre voluto essere il responsabile del gioco!

Come e chi ti ha aiutato a crescere in questo campo, e quali strutture avevi a disposizione in quanto persona disabile che cerca di diventare un arbitro di calcio?

La squadra sportiva al National Star ha giocato un ruolo importante. Quando ho detto al tutor senior Julian Ralph del mio sogno di diventare arbitro ha semplicemente detto: “Proviamoci.” Mentre alloggiavo presso l’università, dove abbiamo sport accessibili, non ho davvero avuto bisogno di alcun servizio aggiuntivo. La Gloucestershire Football Association mi ha aiutato con il corso e il personale presente è stato di grande, grande sostegno.

Quali reazioni hanno avuto nei tuoi confronti i calciatori e gli spettatori?

Ero molto nervoso la prima volta che ho arbitrato. Pensavo che i giocatori e i dirigenti mi avrebbero dato filo da torcere perché sono su una sedia a rotelle e che mi avrebbero chiesto perché arbitravo una partita di calcio di normodotati. Ma non ho avuto problemi con i giocatori.

Ho ricevuto alcune domande da spettatori che chiedono come posso essere un arbitro se mi trovo su una sedia a rotelle, ma non mi preoccupano. Alcune persone hanno detto: “Stai su una carrozzina, come puoi tenere il passo dei giocatori che corrono?” Quando ricevo questo tipo di commenti li invito semplicemente a guardarmi arbitrare.

In molti casi ho meno problemi sul campo che nella vita di tutti i giorni. Sul campo sono prima di tutto l’arbitro. Il fatto che io sono su una carrozzina è secondario. Quando hai quel fischietto e quei cartellini la gente sa esattamente chi è che comanda!

Pensi che l’immagine che la società ha dei disabili renda più difficile fare progressi e avere successo nel mondo del calcio?

A volte sì. È più facile per le persone concentrarsi su ciò che noi non possiamo fare, piuttosto che su quello che possiamo fare. Tuttavia, le persone con disabilità possono spesso fare ciò che le persone normodotate fanno, semplicemente lo facciamo in modo diverso. Per me è bastato di avere la fiducia necessaria per provarci e, con l’incoraggiamento del personale della National Stara ho pensato: “perchè no?”

Qual è la partita più strana o più selvaggia che hai arbitrato?

Una situazione che ricordo è quando uno dei giocatori ha segnato un gol e ha esultato togliendosi la maglia. L’ho ammonito.

L’arbitraggio in che modo ti ha migliorato?

È stato molto importante per la fiducia in me stesso e ho ricevuto così tanti commenti positivi. Si sono aperte tante porte per me. Se non si parla con nessuno dei propri sogni, o di quello che si vuole raggiungere, allora non si andrà da nessuna parte.

Cosa immagini in futuro per te stesso in quanto arbitro? 

Idealmente mi piacerebbe continuare con l’arbitraggio in ogni modo possibile. Spero di poter avanzare in classifica nei prossimi anni, visto che guadagno più esperienza ad ogni partita. Mi piacerebbe anche sostenere e incoraggiare altre persone con disabilità che vogliono diventare arbitri.

Dal tuo punto di vista, quanto è accessibile l’arbitraggio di calcio per le persone con disabilità – per studiare, per avere una carriera o addirittura da spettatore?

La mia associazione di calcio locale ha dimostrato con me che è aperta ad avere più arbitri con disabilità. Mi piacerebbe vedere gli arbitri disabili nelle partite più importanti, il massimo sarebbe in Premier League.

Spetta alle persone chiedere e inseguire i propri sogni.

Che consiglio daresti a una persona disabile che ha una passione per il calcio, ma non i servizi e il supporto per seguire la sua passione?

Fate in modo che succeda. Credete in voi stessi e parlate con la gente.

Di aya AlJadir

Rielaborazione a cura di Giovanna Greco

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